LA RELAZIONE INCESTUOSA NEL CODICE PENALE

LA RELAZIONE INCESTUOSA NEL CODICE PENALE

Art. 564 c.p. Capo II Libro II:
Incesto. Chiunque, in modo che ne derivi pubblico scandalo, commette incesto con un discendente o un ascendente, o con un affine in linea retta, ovvero con una sorella o un fratello, è punito con la reclusione da uno a cinque anni. La pena è della reclusione da due a otto anni nel caso di relazione incestuosa. Nei casi preveduti dalle disposizioni precedenti, se l’incesto è commesso da persona maggiore d’età con persona minore degli anni diciotto, la pena è aumentata per la persona maggiorenne. La condanna pronunciata contro il genitore importa la perdita della patria potestà o della tutela legale.”
Questo è quanto viene detto dal Codice Penale in situazione di relazione incestuosa, ovvero un rapporto di natura sessuale tra due persone fra le quali esiste un vincolo di consanguineità, parentela o affinità. Da un punto di vista antropologico, il tabù dell’incesto pare sia stato funzionale a rafforzare la coesione sociale nelle comunità, prevenendo e/o impedendo conflitti con le tribù vicine, favorendo quindi la nascita di vincoli di parentela attraverso lo scambio delle “femmine” come dono in segno di amicizia e lealtà e convenendo quindi, in matrimoni combinati. Un’altra giustificazione si ritrova nelle monarchie, in cui ai sovrani è consentito l’incesto per ribadire il loro status regale nei confronti del popolo.
A livello psicoanalitico dovremo far riferimento a Sigmund Freud e al suo famosissimo complesso edipico: è di senso comune ormai riconoscere la madre quale primario oggetto sessuale del bambino. L’adulto con una struttura di personalità organizzata a livello nevrotico, rivela tratti di infantilismo psichico per cui o non è stato in grado di liberarsi dalle situazioni psicosessuali infantili inibendo lo sviluppo oppure è regredito ad esse. La fissazione incestuosa della libido quindi continuerà ad avere un ruolo determinante.
Tornando all’articolo sopra menzionato e analizzandolo analiticamente, non possiamo però esimerci dal muovere alcune critiche, allorchè si viva nel XXI secolo.
Innanzitutto è bene evidenziare come il legislatore abbia posto tale articolo all’interno del Titolo XI Capo II del Codice Penale, ovvero Delitti contro la morale familiare: la tutela penale qui predisposta non pare converga nell’interesse della famiglia in cui il rapporto incestuoso si verifica, quanto nell’istituto familiare in generale, contro il pericolo derivante dall’esempio di relazioni incestuose.
Un altro punto particolarmente grave riguarda l’elemento soggettivo dell’incesto, in quanto avente carattere doloso, ovvero atto volontario, intenzionale e cosciente. Se il dolo è presente in uno solo dei soggetti, questi soltanto è imputabile. L’errore circa l’esistenza del vincolo di parentela o affinità fa venire meno il dono e quindi la punibilità, non altrettanto se l’ignoranza è relativa alla legge penale: se l’errore è comune a entrambe gli attori, essi saranno ritenuti non colpevoli, ma se l’ignoranza è propria solo di uno di loro, verrà valutata più gravemente la condotta dell’altro.
E i rapporti tra fratelli e sorelle? Nella pratica clinica spesso si riscontrano dei giochi sessuali tra fratellini e sorelline e sovente essi possono essere caratterizzati da una prevaricazione del più forte sul più debole, assumendo connotazioni tipicamente sadomasochistiche. Col passare del tempo, tale esperienza può facilmente configurarsi come predisposizione vittimogena.
Date queste conclusioni, si evince facilmente come l’Art. 564 c.p. sia inadeguato a tutelare le vittime d’incesto, in quanto privilegia apertamente la salvaguardia del buon costume, rispetto alla tutela della vittima. Inoltre, richiedendo il limite del rapporto carnale, esso esclude la punibilità per quelle azioni indubbiamente violente ma che non sfociano in un congiungimento fisico.

Dott.ssa Pagliari Barbara

Psicologa – Psicodiagnosta – CTP

Milano

BIBLIOGRAFIA
Bal Filoramo L., “La relazione incestuosa”. Borla, 1996
Galimberti U., “Le Garzantine. Psicologia”. Garzanti, 2006